5) Schopenhauer. Sulla ragione.
Schopenhauer accetta la concezione aristotelica dell'uomo come
animale dotato di ragione, che intende come facolt che si pone
di fianco all'intuizione intellettuale.
A. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione, I, 8
(pagine 123, 128-129).
Oltre alle rappresentazioni fin qui considerate,  penetrata
nell'uomo, solo fra tutti gli abitatori della terra, ancora
un'altra facolt conoscitiva,  sorta una conoscenza del tutto
nuova, che molto calzantemente e con profonda giustezza  chiamata
riflessione. Essa  infatti un riflesso, una derivazione di quella
conoscenza intuitiva, anche se ha natura e costituzione
fondamentalmente diverse; non conosce le forme di quella, ed anche
il principio di ragione, che domina su tutti gli oggetti, detiene
in essa un aspetto del tutto diverso. E' solo questa nuova
coscienza, elevata ad una pi alta potenza, questo astratto
riflesso di tutto ci che  intuitivo in un concetto di ragione
non intuitivo, che d all'uomo la riflessione, per cui la sua
coscienza  cos intieramente distinta da quella degli animali, e
tutto il suo passaggio sulla terra si compie in maniera cos
diversa da quella dei suoi fratelli privi di ragione.
[...].
L'animale sente e intuisce, l'uomo inoltre pensa e sa: entrambi
vogliono. L'animale comunica la sua sensazione e disposizione
mediante il movimento e il suono: l'uomo comunica all'altro uomo
pensieri mediante il linguaggio, o nasconde pensieri mediante il
linguaggio. Il linguaggio  il primo prodotto e il necessario
strumento della sua ragione; per questo in greco e in italiano
linguaggio e ragione vengono indicati con la parola:  lgos, il
discorso. In tedesco ragione (Vernunft) deriva da vernehmen, che
non  sinonimo di hren (udire), ma indica la comprensione dei
pensieri comunicati per mezzo di parole. E' solo con l'aiuto del
linguaggio che la ragione pu eseguire i suoi importantissimi
compiti, come l'azione concorde di molti individui, la
collaborazione metodica di molte migliaia di uomini, la civilt,
lo stato; e, inoltre, la scienza, la conservazione dell'esperienza
anteriore, il raggruppamento dei caratteri comuni in un concetto,
la partecipazione della verit, la diffusione dell'errore, il
pensare e il poetare, i dogmi e le superstizioni.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciannovesimo, pagine 616-617.
